18 dicembre 2009

la mia teoria dei joule

Ultimamente mi ritrovo a ragionare sui soldi.

La crisi mi sta facendo impazzire. Che cos’è, qualcuno ci ha capito seriamente qualcosa? Non mi va di dover affrontare una laurea più dottorato in economia finanziaria per avere un barlume di ciò che sta accadendo perché non ha alcun senso logico.

Così, disgustandomi assai nel vedere che miliardi di esseri umani brancolano nella povertà e che le risorse del pianeta vengono sacrificate solo perché i soldi non hanno un comprensibile valore lineare, ho inventato un’utopica teoria del denaro: la teoria dei joule (unità internazionale di misura dell’energia, del lavoro e del calore).

Faccio un esempio limpido: se compro una maglietta in un negozio cheap la posso pagare, mettiamo, 10€. Un valore decisamente basso se considero che il cotone che è stato utilizzato ha avuto bisogno di enormi quantitativi d’acqua per essere coltivato, cosa che nella maggior parte dei casi vuol dire prosciugare risorse idriche carenti (vedi il caso del Lago d’Aral, un tempo il quarto lago più grande al mondo oggi uno dei disastri più grandi al mondo a causa del cotone) e abbondare nei pesticidi. Se poi do un occhio alla produzione fisica della maglietta sto certa che gli operai che l’hanno fabbricata non se la devono passare troppo bene a salari e diritti sindacali. Ah, anche coloro che mi hanno coltivato il cotone non stanno messi meglio. Coloranti uguale altri disastri ambientali. Per non parlare dell’inquinamento dovuto al trasporto delle materie prime e del prodotto finito da una parte all’altra del mondo.

Insomma, la maglietta ha un valore altissimo se si considera l’energia utilizzata per ogni passaggio della catena produttiva più i disastri ambientali che il tutto comporta. Se si calcolasse il costo della mia maglietta non in euro ma in joule, sarebbe più conveniente comprarne una in cotone biologico (o canapa o bambù) fairtrade. Consumerei meno risorse ambientali, non avrei bisogno di pesticidi e non sfrutterei risorse umane.

La mia teoria sui joule ha un senso per i prodotti ma non sono ancora venuta a capo sul come potrei retribuire il lavoro creativo. Non essendo materico e non potendolo valutare in termini di quantità, ma di qualità, è piuttosto difficile riuscire a stabilire lo standard.


Una versione di questo articolo apparirà nel numero di gennaio/febbraio di CTRLmagazine.



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